10 CHIPPENDALE BOX via P. da Bescapè 3 2-3-4 ottobre ore 14-19
SIMONE BERGANTINI COMMENTI IN DESCRIZIONE
A CURA DI LUCA PANARO
"Commenti in descrizione" nasce come progetto site-specific, capace di configurarsi sia come presenza attivabile dal pubblico nello spazio espositivo, sia come traccia autonoma nella dimensione fotografica. Il lavoro consiste in binocoli reali rivestiti in terracotta autoindurente. Dispositivi preesistenti vengono trasformati in forme ibride, tra strumento ottico e reperto, dove la funzione originaria viene sospesa e resa instabile. Il progetto prosegue una ricerca già avviata su macchine fotografiche completamente rivestite nel 2019-2020. Qui lo spostamento è ulteriore: l’attenzione non si concentra più su un approccio metalinguistico legato alla fotografia, ma sui meccanismi stessi del guardare e sui dispositivi che regolano la visione. Non si tratta più di sottrarre a un apparato la sua funzione di riproduzione, ma di intervenire su uno strumento che continua a essere utilizzabile, pur in una forma alterata. Il binocolo conserva infatti la propria capacità di amplificare lo sguardo senza produrre immagini, spostando l’interesse dall’atto di registrare a quello di osservare, seppure in forma alterata, proiettando il fruitore in uno scenario alternativo. L’installazione è attivata dal pubblico. I binocoli sono utilizzabili, ma il loro uso è condizionato dallo spazio espositivo: un box auto che si affaccia su un muro interno di un cortile condominiale. Ne deriva una situazione paradossale in cui lo strumento promette estensione dello sguardo ma restituisce un campo visivo limitato, spostando il focus dalla funzione alla condizione della visione. Il titolo, "Commenti in descrizione", richiama un linguaggio tipico dei social media: una promessa di approfondimento che spesso rimane sospesa o inaccessibile. In questo senso introduce anche una dimensione interattiva, in cui il senso del lavoro si completa nel rapporto tra oggetto, spettatore e aspettativa disattesa. La documentazione fotografica degli oggetti è presentata in bianco e nero, per accentuare la distanza dall’oggetto reale (del tipico colore rosso/arancio) e attivare una lettura ambigua, tra reperto di un passato improbabile o di un futuro distopico. Nel complesso, il progetto non riguarda più la fotografia in sé, ma le condizioni della visione: il modo in cui ogni dispositivo non produce conoscenza autonomamente, ma solo all’interno di un contesto che ne determina possibilità e limiti.
Simone Bergantini è nato a Velletri nel 1977. Vive e lavora tra Milano e Catanzaro.
Per le immagini courtesy Galleria Giampaolo Abbondio