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Foto

MILANO CENTRALE FESTIVAL​
2-3-4 OTTOBRE 2026


14
BiG | BORGO INTERGENERAZIONALE GRECO
​ABCittà

via C. Conti 20
​2-3-4 ottobre ore 14-19

ERICA BARDI
TANA PER ME!


​A CURA DI FEDERICA BENEDETTI

L’archivio di BiG | Borgo Intergenerazionale Greco è costituito da fotografie di oggetti, luoghi, persone che gli abitanti del quartiere hanno spontaneamente fornito alla nuova realtà di accoglienza che si è costituita a Cascina Conti per raccontarne la storia. Ne nasce MUBIG, una collezione digitale cui Erica Bardi ha attinto selezionando per la sua opera site-specific la fotografia di un mostro marino comparso lungo il Naviglio Martesana nel 1997. Altro non era che un manufatto in cartapesta costruito dal titolare di un negozio di gommoni in occasione di un’iniziativa promozionale, ma l’artista lo rende il protagonista di una storia in cui la creatura fugge dal naviglio – e allo stesso tempo dall’immagine che ne custodisce bidimensionalmente la memoria – e si nasconde a BiG. Senza però riuscirci del tutto: una lunga coda e un grande occhio spuntano sotto forma di scultura da uno degli edifici del borgo: il mostro ritrova così, con la libertà, la tridimensionalità che ne aveva caratterizzato l’origine.
All'installazione scultorea si aggiunge, appeso alla balconata dello stesso edifico, uno stendardo in PVC che riproduce sì la fotografia dell’archivio, ma lasciandovi solo la Martesana con il suo paesaggio fluviale perché il mostro è stato rimosso in postproduzione.
La scomparsa della creatura dall'immagine e la sua ricomparsa nello spazio reale attivano un cortocircuito tra documento storico e immaginazione che invita a osservare il borgo con sguardo nuovo. Il mostro coincide davvero con le singole componenti scultoree che è dato vedere oppure è l'intero edificio a trasformarsi nel suo corpo? L'opera lavora su questa oscillazione, facendo del mostro una sorta di sineddoche: il frammento rimanda continuamente a un tutto invisibile, mentre edificio e scultura finiscono per fondersi in un'unica presenza.
Come non esiste una spiegazione logica all'origine del drago costruito da Piero Minuto nel 1997, anche per Erica Bardi la scelta di realizzare un mostro nasce dal gioco, dall'intuizione e dall'improvvisazione, rispondendo all’urgenza di costruire un'opera che possa essere esperita fisicamente oltre che visivamente, andando oltre il linguaggio fotografico.
È proprio questa assenza di una motivazione specifica ad aprire uno spazio di libertà in cui l'immaginazione può ridefinire continuamente la figura del mostro: un essere variopinto, quasi goffo, in cerca di un rifugio, nato dalla contaminazione di elementi differenti; una figura liminale che appartiene all'acqua e alla terra, alla dimensione naturale e a quella artigianale, all'immagine fotografica e alla presenza scultorea.
Il progetto può essere letto anche come una riflessione sul percorso dell’artista stessa, che si rivolge alla scultura dopo che la fotografia ha rappresentato per anni il luogo privilegiato della sua pratica. La narrazione del mostro in fuga diventa metafora di una ricerca artistica in divenire, parla della necessità di ridefinire il proprio linguaggio per trovare una nuova forma espressiva. Come l’ampio, eterogeneo archivio che l'ha ispirata, anche questa ricerca rimane aperta, fatta di intuizioni, contaminazioni e possibilità ancora inesplorate.

Erica Bardi è nata a Napoli nel 1998. Vive e lavora tra Bologna e Milano.

Chippendale Studio ha ideato un progetto a lungo termine di valorizzazione dell’archivio di MUBIG coinvolgendo artisti sempre diversi chiamati a interpretarlo con le loro opere in una veste nuova: si apre così un dialogo tra il passato del borgo e chi lo abita oggi e facendo dell’esperienza artistica un momento di incontro e relazione tra i visitatori del Milano Centrale Festival e gli ospiti di Cascina Conti.

Vedi le fotografie del mostro marino nella collezione MUBIG
L'immagine documenta un episodio realmente accaduto. Nella primavera del 1997 Piero Minuto, storico proprietario del negozio di nautica Minuto Mare di via Comune Antico, costruì un grande mostro marino in cartapesta, con denti di lamiera e occhi realizzati con due boe rosse, montandolo sopra un canotto. L'imbarcazione partecipò a una navigazione promozionale lungo la Martesana insieme a tre gondole veneziane, nell'ambizioso tentativo di sperimentare un collegamento fluviale tra il lago di Como e Venezia. Terminata l'iniziativa, il mostro rimase custodito nel negozio fino al 2024, diventando uno dei racconti più curiosi della memoria del quartiere.



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